« Signore, da chi andremo ? Tu hai parole di vita eterna » Gv 6,68
















 

Giovedì della XI settimana delle ferie del Tempo Ordinario
Meditazione del giorno
Beato Giovanni XXIII (1881-1963), papa
In Discorsi, messaggi, colloqui, t. 1, Vatican 1958, p. 433

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”

        Vogliamo insistere sul triplo privilegio di questo “pane quotidiano” che i figli della Chiesa devono chiedere al Padre celeste, ed aspettare, fiduciosi, dalla divina provvidenza. Deve essere prima di tutto “nostro pane”, cioè il pane chiesto a nome di tutti. “ Il Signore, ci dice San Giovanni Crisostomo, ci insegna nel Padre nostro a rivolgere a Dio una preghiera a nome di tutti i nostri fratelli. Vuole così che le preghiere che innalziamo a Dio riguardino gli interessi del prossimo quanto i nostri. In questo modo intende combattere le inimicizie e scacciare l'arroganza”.

        Deve essere, inoltre, un pane “sostanziale” (Mt 6,11 grec), indispensabile alla nostra sussistenza, al nostro cibo. Ma se l'uomo è composto di un corpo, ha anche uno spirito immortale, ed il pane che gli conviene chiedere al Signore non sarà solo un pane materiale. Sarà, come fa ben osservare così giustamente il 'dottore' dell'eucaristia che è San Tommaso d'Aquino, un pane spirituale innanzitutto. Questo pane, è Dio stesso, verità e bontà da contemplare e amare; un pane sacramentale: il Corpo del Salvatore, testimonianza e viatico della vita eterna.

        La terza qualità richiesta a questo pane, e non meno importante delle precedenti, è che sia “uno”, simbolo e causa di unità (cf 1Cor 10,17). E San Giovanni Crisostomo aggiunge: “Come questo corpo è unito a Cristo, così noi siamo uniti per mezzo di questo pane”.



 
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